Corte costituzionale

Ordinanza n. 270/1983

Corte cost., ord. 26 settembre 1983, n. 270

Dati del provvedimento

Organo
Corte costituzionale
Provvedimento
Ordinanza
Numero
270/1983
Data di deposito
26 settembre 1983
Data di decisione
20 settembre 1983
Esito
Restituzione degli atti
Tipo di giudizio
GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
Relatore
Antonio La Pergola
Presidente
ELIA
ECLI
ECLI:IT:COST:1983:270

Norme oggetto del giudizio

  • art. 28, legge della Provincia autonoma di Trento n. 31 del 30 dicembre 1972

Parametri

Massime

Massima n. 14664

Vanno restituiti ai giudici remittenti gli atti relativi alle questioni di legittimita' costituzionale - sollevate in riferimento agli artt. 3, 24, 42, comma terzo, e 53, comma primo, Cost. - dell'art. 28 della legge della Provincia di Trento 30 dicembre 1972, n. 31 e successive modificazioni, il quale dispone che la indennita' di espropiazione corrisponda: a) per le aree esterne ai centri edificati, al prezzo che dovrebbe essere attribuito all'area quale terreno agricolo, considerato libero da vincoli di contratti agrari al momento dell'emanazione del decreto di esproprio e secondo il tipo di coltura ivi in atto; b) per le aree comprese nei centri edificati, al valore agricolo massimo della coltura piu' redditizia tra quelle che, nel comprensorio della Valle dell'Adige, coprono una superficie superiore al 5% su quella coltivata nel comprensorio stesso, valore che, determinato nei modi previsti dalla legge e' poi moltiplicato per due, due e cinque e tre, secondo la popolazione del territorio comunale in cui si trova l'area espropriata; questioni dedotte sotto il profilo che il criterio per il calcolo dell'indennizzo adottato dal legislatore provinciale non terrebbe conto del valore edificatorio delle aree espropriate; che ove il programma di intervento dell'edilizia abitativa comprenda la costruzione di case abitative l'espropriazione non sarebbe giustificata da alcun motivo di interesse generale; che con il prescindere dalle effettive caratteristiche e dalla conseguente utilizzabilita' del bene oblato verrebbero offesi il principio di uguaglianza, in relazione al trattamento degli interessati dal provvedimento di esproprio, e la previsione costituzionale di un serio ristoro dell'espropriato; che l'accertamento automatico del bene sottoposto ad espropriazione "in base a tabelle precostituite" dall'apposita Commissione non consentirebbe un sindacato "di merito", secondo la caratteristica disciplina dell'atto amministrativo, e percio' senza le garanzie del procedimento giurisdizionale. Nelle more del giudizio di costituzionalita' e' infatti entrata in vigore la legge provinciale 2 maggio 1983, n. 14 (recante "modificazioni ed integrazioni alla normativa in materia di espropriazione"), che all'art. 1 prevede, tra l'altro, varie modifiche del regime indennitario e detta in sostituzione del precedente un nuovo testo dell'art. 28, relativo ai criteri per il calcolo dell'indennizzo, e all'art. 2 stabilisce in quali casi gli organi competenti debbano procedere a nuova determinazione dell'indennita', il che impone il riesame della rilevanza delle prospettate questioni alla stregua della sopravvenuta normativa. - S. n. 5/80, che dichiaro' costituzionalmente illegittimo l'art. 16 della legge n. 865 del 1971.

Per questi motivi

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

ordina la restituzione degli atti ai giudici a quibus.

Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 settembre 1983.

F.to: LEOPOLDO ELIA - ANTONINO DE

STEFANO - GUGLIELMO ROEHRSSEN -

ORONZO REALE - BRUNETTO BUCCIARELLI

DUCCI - ALBERTO MALAGUGINI - LIVIO

PALADIN - ARNALDO MACCARONE - ANTONIO

LA PERGOLA - VIRGILIO ANDRIOLI -

FRANCESCO SAJA- GIOVANNI CONSO -

ETTORE GALLO.

GIOVANNI VITALE - Cancelliere

Testo integrale

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