Corte costituzionale
Sentenza n. 232/1998
Corte cost., sent. 22 giugno 1998, n. 232
Dati del provvedimento
- Organo
- Corte costituzionale
- Provvedimento
- Sentenza
- Numero
- 232/1998
- Data di deposito
- 22 giugno 1998
- Data di decisione
- 1° giugno 1998
- Esito
- Non fondatezza
- Tipo di giudizio
- GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
- Relatore
- Guido Neppi Modona
- Presidente
- GRANATA
- ECLI
- ECLI:IT:COST:1998:232
Norme oggetto del giudizio
- art. 309, comma 5, comb.disp., codice di procedura penale
- art. 16, comma 3, legge n. 332 del 8 agosto 1995
- art. 16, comma 5, legge n. 332 del 8 agosto 1995
- art. 309, comma 10, codice di procedura penale
Parametri
Massime
Massima n. 23987
Non e' fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimita' costituzionale sollevata, in riferimento agli artt. 3, 36 e 24 Cost., nei confronti dell'art. 309, commi 5 e 10, cod. proc. pen. (nel testo novellato dall'art. 16, commi 3 e 5, della legge 8 agosto 1995, n. 332) nella parte in cui, qualora, in seguito alla richiesta di riesame di una ordinanza che abbia disposto una misura coercitiva, non se ne sia dato il previsto "immediato avviso", a cura del Presidente del competente Tribunale, all'autorita' giudiziaria procedente, non sancisce la perdita di efficacia dell'ordinanza. Alla interpretazione della disposizione impugnata, in base alla quale la questione e' stata formulata, e che coincide con quella seguita, senza apprezzabili contrasti, dalla giurisprudenza - secondo la quale il termine perentorio di cinque giorni stabilito per la trasmissione degli atti, contestualmente al termine, anch'esso perentorio, di dieci giorni, per la decisione sulla richiesta di riesame, con la espressa previsione, in entrambe le ipotesi, in caso di inosservanza, della perdita di efficacia della misura coercitiva - decorre dalla ricezione dell'avviso da parte dell'autorita' procedente - interpretazione che, se condivisa, non potrebbe non comportare l'accoglimento delle censure di incostituzionalita', non potendosi ammettere che i termini perentori suddetti decorrano da un 'dies a quo' lasciato alla determinazione degli organi giudiziari non astretti nei loro adempimenti a vincoli temporali assistiti da sanzione processuale - e' infatti possibile, e percio' doveroso, secondo il principio, costantemente affermato dalla Corte, della interpretazione conforme a Costituzione, anteporre una diversa lettura, compatibile con il testo della norma e con il sistema - nel senso di far risalire l'inizio della decorrenza del termine per la trasmissione degli atti al giorno in cui la richiesta perviene al tribunale del riesame - tale da evitare la denunciata incostituzionalita'. Questa soluzione - che la piena liberta' della forma in cui l'avviso, anche in via telematica, puo' esser dato, la estrema semplicita' del suo contenuto, la configurabilita' dello stesso non come un adempimento dotato di un'autonoma funzione processuale, ma solo come condizione materiale affinche' l'autorita' procedente, che dispone degli atti, possa adempiere all'obbligo di trasmetterli, e la mancanza di ostacoli giuridici, che ne consegue, a che l'avviso venga inoltrato nello stesso contesto temporale in cui perviene la richiesta, dimostrano praticabile - si impone per la preminente forza dei principi costituzionali relativi alla garanzia giurisdizionale in materia di liberta' personale, che non consentono di far luogo, anzitutto in sede interpretativa, ad una ricostruzione del sistema che si tradurrebbe in una lesione di essi. Fermo restando, evidentemente, che il legislatore, se riterra' che dalla norma in questione, cosi' intesa, discendano eccessive difficolta' organizzative per gli uffici, potra' pur sempre introdurre al riguardo, nell'ambito di un bilanciamento non irragionevole degli interessi in gioco, senza vanificare la essenziale funzione di garanzia che ai termini, e alle sanzioni processuali per la loro inosservanza, si ricollega nel sistema vigente, ulteriori idonee modifiche. red.: S. Pomodoro
Per questi motivi
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 309, commi 5 e 10, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 13 e 24 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 1 giugno 1998.
Il Presidente: Granata
Il redattore: Onida
Il cancelliere: Fruscella
Depositata in cancelleria il 22 giugno 1998.
Il cancelliere: Fruscella
Testo integrale
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