Corte costituzionale
Sentenza n. 428/1999
Corte cost., sent. 19 novembre 1999, n. 428
Dati del provvedimento
- Organo
- Corte costituzionale
- Provvedimento
- Sentenza
- Numero
- 428/1999
- Data di deposito
- 19 novembre 1999
- Data di decisione
- 8 novembre 1999
- Esito
- Non fondatezza
- Tipo di giudizio
- GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
- Relatore
- Guido Neppi Modona
- Presidente
- VASSALLI
- ECLI
- ECLI:IT:COST:1999:428
Norme oggetto del giudizio
Parametri
Massime
Massima n. 25025
Non sono fondate le questioni di legittimita' costituzionale sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nei confronti dell'art. 392, comma 1, lettere c) e d), cod. proc. pen., nella parte in cui - riguardo all'assunzione in incidente probatorio dell'esame del coimputato e dell'imputato in procedimento connesso su circostanze concernenti la responsabilita' di altri - in seguito alle innovazioni introdotte dall'art. 4, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 267, consente alle parti di richiederlo anche in mancanza delle condizioni (fondato motivo di ritenere l'esame non rinviabile al dibattimento per infermita' o altro grave impedimento, o per esposizione a violenza, minaccia od offerta o promessa di danaro od altra utilita') gia' in precedenza richieste anche per essi - con il rinvio, 'in parte qua' ora eliminato, alle lettere a) e b) - come per i testimoni. Infatti, anche se tale ampliamento della possibilita' di ricorso all'incidente probatorio nell'ipotesi 'de qua', e' correlato al piu' restrittivo regime di utilizzazione dibattimentale delle dichiarazioni rese dai soggetti su indicati nel corso delle indagini preliminari sul fatto altrui, contestualmente previsto dall'art. 513, commi 1 e 2, cod. proc. pen., in seguito alle modifiche anche ad esso apportate dalla stessa legge n. 267 del 1997, e' da escludersi che l'intervento additivo successivamente operato su questo articolo con la sentenza della Corte costituzionale n. 361 del 1998 - con l'estendere al dichiarante che si avvalga, nel dibattimento, della facolta' di non rispondere, il meccanismo delle contestazioni previsto dall'art. 500, commi 2-bis e 4, cod. proc. pen., per i testimoni - abbia reso irragionevole la deroga, disposta dalla norma impugnata col consentire l'assunzione della prova prima del dibattimento, ai principi di immediatezza e di oralita' che caratterizzano quest'ultimo, giacche' - a parte che la sentenza n. 361 del 1998 non ha in alcun modo inciso sull'istituto dell'incidente probatorio - la deroga rimane pur sempre giustificata dalle particolarita' della prova in questione. Cosi' come e' da escludersi che la diversita' di trattamento tra il coimputato e l'imputato in procedimento connesso, da una parte, e i testimoni, dall'altra, possa ritenersi lesiva del principio di eguaglianza, dato che i primi, a differenza dei secondi, anche quando sono chiamati a deporre su fatti concernenti la responsabilita' di altri, non sono soggetti all'obbligo del giuramento ne' possono incorrere, assistiti come sono dal diritto al silenzio, nel delitto di falsa testimonianza. A loro volta, le censure di violazione del diritto di difesa si dimostrano frutto di un'insufficiente valutazione delle possibilita' connesse all'esercizio di tale diritto nelle varie fasi del processo, in quanto, nel formularle, i giudici 'a quibus' non considerano che la persona sottoposta alle indagini - che anch'essa puo' richiedere l'incidente probatorio, al pari del pubblico ministero - ha facolta' - ove l'incidente probatorio venga richiesto nel corso delle indagini preliminari - di avere anticipatamente cognizione delle dichiarazioni rese in precedenza dalla persona da esaminare (art. 398, comma 3, cod. proc. pen.) e - se l'incidente venga chiesto durante l'udienza preliminare - di prendere visione, a norma dell'art. 419, commi 2 e 3, cod. proc. pen., e 131 disp. att., del complesso degli atti delle indagini preliminari. Mentre e' comunque assorbente il rilievo che - contrariamente all'assunto dei rimettenti - l'incidente probatorio non preclude la facolta' delle parti di richiedere successivamente l'esame, con larghi margini per contestazioni, anche nel dibattimento. - V. S. n. 361/1998 (gia' citata nel testo).
Per questi motivi
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Riuniti i giudizi, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 392, comma 1, lettere c) e d) del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dai Giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Marsala e del Tribunale di Genova.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 novembre 1999.
Il Presidente: Vassalli
Il redattore: Neppi Modona
Il cancelliere: Di Paola
Depositata in cancelleria il 19 novembre 1999.
Il direttore della cancelleria: Di Paola
Testo integrale
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