Corte costituzionale

Sentenza n. 420/1998

Corte cost., sent. 23 dicembre 1998, n. 420

Dati del provvedimento

Organo
Corte costituzionale
Provvedimento
Sentenza
Numero
420/1998
Data di deposito
23 dicembre 1998
Data di decisione
14 dicembre 1998
Esito
Non fondatezza
Tipo di giudizio
GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
Relatore
Fernando Santosuosso
Presidente
GRANATA
ECLI
ECLI:IT:COST:1998:420

Norme oggetto del giudizio

  • art. 18, legge n. 300 del 20 maggio 1970

Parametri

Massime

Massima n. 24301

Non e' fondata, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 18 l. 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della liberta' e dignita' dei lavoratori, della liberta' sindacale e dell'attivita' sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento) - ritenuta in contrasto (in un caso di impugnazione di un licenziamento per presunta inidoneita' alle mansioni) a) - con l'art. 3 Cost., laddove essa, "in violazione di ogni elementare principio di uguaglianza e ragionevolezza, addossa la responsabilita' risarcitoria a un soggetto al quale non e' addebitabile l'evento da cui tale responsabilita' trae origine, in forza di una sorta di responsabilita' oggettiva ingiustificata e incompatibile con i principi del nostro ordinamento; b) - con l'art. 27 (recte: art. 24) Cost., laddove nella sostanza impedisce al datore di lavoro incolpevole di far valere in giudizio, in via di eccezione, l'insussistenza dell'obbligo risarcitorio posto a suo carico" - sia perche' la predeterminazione di un risarcimento minimo, spettante in ogni caso, risponde ad una prescrizione legale che, per essere configurata in un misura realistica, non contrasta con l'art. 3 Cost., ma costituisce legittimo esercizio di discrezionalita' politica da parte del legislatore; sia perche' - essendo pacifico in giurisprudenza che la dichiarazione di inidoneita' fisica in esito alle procedure di cui all'art. 5 dello Statuto non ha carattere di definitivita', potendo il giudice della controversia pervenire a diverse conclusioni sulla base della consulenza tecnica d'ufficio disposta nel giudizio di merito - il datore di lavoro, nel momento in cui opta per l'immediato licenziamento del dipendente, anziche' chiedere, secondo le normali regole contrattuali, la risoluzione giudiziaria del rapporto di lavoro per sopravvenuta impossibilita' della prestazione, agisce a suo rischio, che rientra nel principio del "rischio d'impresa", secondo una scelta del legislatore chiaramente rivolta a tutela del soggetto piu' debole; sia perche', quanto alla prescrizione di danno minimo pari a cinque mensilita' di retribuzione, il legislatore ha operato un non irragionevole bilanciamento complessivo per il fatto di aver simmetricamente riconosciuto al datore di lavoro l'esercizio della facolta'di recesso, idonea ad incidere unilateralmente ed immediatamente nella sfera degli interessi del lavoratore; sia, infine, perche' non sussiste alcuna lesione dell'invocato art. 24 Cost., operando la garanzia costituzionale della difesa entro i limiti del diritto sostanziale. - S. nn. 178/1975, 7/1993, 30/1996. red.: S. Di Palma

Per questi motivi

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27 (recte: 24) della Costituzione, dal pretore di Modica, Sezione distaccata di Scicli, con l'ordinanza di cui in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 dicembre 1998.

Il Presidente: Granata

Il redattore: Santosuosso

Il cancelliere: Di Paola

Depositata in cancelleria il 23 dicembre 1998.

Il direttore della cancelleria: Di Paola

Testo integrale

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