Corte costituzionale
Sentenza n. 285/1991
Corte cost., sent. 18 giugno 1991, n. 285
Dati del provvedimento
- Organo
- Corte costituzionale
- Provvedimento
- Sentenza
- Numero
- 285/1991
- Data di deposito
- 18 giugno 1991
- Data di decisione
- 23 maggio 1991
- Esito
- Non fondatezza
- Tipo di giudizio
- GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
- Relatore
- Ugo Spagnoli
- Presidente
- GALLO
- ECLI
- ECLI:IT:COST:1991:285
Norme oggetto del giudizio
- art. 133, codice penale
- art. 5, comma 6, legge n. 110 del 18 aprile 1975
- art. 132, codice penale
- art. 2, comma 2, legge n. 36 del 21 febbraio 1990
Parametri
Massime
Massima n. 17325
In linea di principio, l'individuazione del disvalore oggettivo dei fatti-reato tipici e quindi del loro diverso grado di offensivita', spetta al legislatore mentre al giudice compete di valutare le particolarita' del caso singolo onde individualizzare la pena, stabilendo in base ad esse, nella cornice posta dai limiti edittali, quella adeguata in concreto. E poiche' gli ambiti delle due sfere non vanno confusi, e' compito del legislatore, attraverso un'adeguata articolazione dei trattamenti sanzionatori, rispettare il rapporto tra il principio della riserva di legge del trattamento sanzionatorio e quello dell'individualizzazione della pena.
Massima n. 17326
Ove vi sia un notevole divario fra il limite minimo ed un limite massimo della pena edittale, e' consentito al legislatore di includere nello stesso modello di genere una pluralita' di fattispecie diverse per struttura e disvalore, atteso che in tali casi sia possibile per il giudice - a norma degli artt. 132 e 133 cod.pen. - far emergere la differenza fra le varie sottospecie in ordine al loro diverso disvalore e graduare, su questa base, nell'ambito dei minimi edittali, la pena da irrogare in concreto. Tale rilievo, espresso dalla Corte riguardo ai raffronti tra le varie sottofattispecie ricomprese nell'art. 5, sesto comma, della legge n. 110 del 1975, e tra queste ed altre disposizioni in materia di armi, pur dovendo essere ribadito, va anche correttamente inteso. Non se ne puo' arguire, infatti, anzitutto, che il giudice, quando ne sia il caso, non possa applicare i minimi edittali alla (o alle) sottofattispecie piu' gravi. Inoltre, esso non puo' essere dilatato fino al punto da tradursi in sovvertimento del rapporto (ved. massima A) tra il principio della riserva alla legge del trattamento sanzionatorio e quello dell'individualizzazione della pena. - S. n. 176/1986.
Massima n. 17327
La equiparazione, nell'art. 2, secondo comma, della legge 21 febbraio 1990, n. 36, riguardo alla misura della pena edittale, delle ipotesi di porto in luogo pubblico di arma giocattolo priva del tappo rosso occludente la canna e di porto abusivo di arma comune da sparo - pur se frutto di un discutibile apprezzamento delle esigenze preventive e repressive in materia di possesso ed uso di armi giocattolo irregolari - non travalica i limiti della ragionevolezza in quanto, per l'effetto estensivo della disciplina concernente il porto di armi comuni da sparo al porto di armi giocattolo, risulta oggi applicabile anche nella seconda ipotesi l'attenuante del fatto di lieve entita' prevista dall'art. 5 legge 2 ottobre 1967 n. 895: circostanza questa che oltre a rendere meno severo il trattamento sanzionatorio (la previgente disciplina escludeva la possibilita' di applicare alle armi giocattolo la suddetta attenuante) consente di differenziare, anche dal punto di vista normativo, il porto di arma comune dal porto di arma giocattolo, poiche' l'attenuante citata, per il suo carattere oggettivo, difficilmente potra' essere negata per le armi giocattolo, mentre per le armi comuni da sparo il suo riconoscimento e' meramente eventuale. (Non fondatezza della questione di legittimita' costituzionale dell'art. 2, secondo comma, legge 21 febbraio 1990, n. 36, sollevata in riferimento all'art. 3 Cost.). - V. S. n. 171/1986.
Per questi motivi
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, secondo comma, della legge 21 febbraio 1990, n. 36 (Nuove norme sulla detenzione delle armi, delle munizioni, degli esplosivi e dei congegni assimilati), in riferimento all'art. 3 della Costituzione, sollevata dal Tribunale di Pinerolo con ordinanza del 3 ottobre 1990.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, 23 maggio 1991.
Il Presidente: GALLO
Il redattore: SPAGNOLI
Il cancelliere: MINELLI
Depositata in cancelleria il 18 giugno 1991.
Il direttore della cancelleria: MINELLI
Testo integrale
Per le sentenze della Corte costituzionale anteriori al 2025 LexTools pubblica massime, norme e dispositivo. Il testo integrale è sul sito della Corte costituzionale.
Testo e massime: Corte costituzionale, dati.cortecostituzionale.it, licenza CC BY-SA 3.0 IT (creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/). Impaginato da LexTools; il testo riprodotto resta sotto la stessa licenza. Fonti e licenze