Corte costituzionale
Sentenza n. 416/2006
Corte cost., sent. 14 dicembre 2006, n. 416
Dati del provvedimento
- Organo
- Corte costituzionale
- Provvedimento
- Sentenza
- Numero
- 416/2006
- Data di deposito
- 14 dicembre 2006
- Data di decisione
- 4 dicembre 2006
- Esito
- Conflitto di attribuzione
- Tipo di giudizio
- GIUDIZIO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE TRA POTERI DELLO STATO
- Relatore
- Gaetano Silvestri
- Presidente
- BILE
- ECLI
- ECLI:IT:COST:2006:416
Norme oggetto del giudizio
- (doc. IV-quater, n. 88), deliberazione della Camera dei deputati del 4 febbraio 2004
- (doc. IV-quater, n. 88), deliberazione della Camera dei deputati del 4 febbraio 2004
Parametri
Massime
Massima n. 30850
Nel conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Brescia nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione del 4 febbraio 2004 di insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse da un proprio componente, per le quali è pendente un procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata, deve essere disattesa l'eccezione di inammissibilità, per omessa indicazione del petitum sollevata dalla difesa della Camera dei deputati, in quanto, ai fini dell'ammissibilità di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, è sufficiente che dall'atto introduttivo emerga con chiarezza la pretesa del giudice confliggente, anche in assenza di una esplicita richiesta di dichiarazione di non spettanza del potere. Nella specie, la volontà del ricorrente appare manifestata in modo inequivoco, avendo egli espressamente richiesto l'annullamento della delibera parlamentare. - Negli stessi termini v. sentenze n. 286/2006, n. 164/2005, n. 246/2004, n. 421/2002.
Massima n. 30851
Non spettava alla Camera dei deputati adottare la deliberazione di insindacabilità del 4 febbraio 2004 (con conseguente annullamento della stessa), con la quale è stato affermato che le dichiarazioni per le quali un deputato è imputato dinanzi al Tribunale di Brescia per il reato di diffamazione aggravata concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari. Va, infatti, esclusa nella specie, la ricorrenza di qualsivoglia nesso funzionale tra le dichiarazioni rese dal parlamentare e gli atti parlamentari riferibili al deputato stesso, mancando il rapporto di sostanziale contestualità necessario per poter ammettere l'applicabilità della guarentigia di all'art. 68, primo comma, Cost. Inoltre, deve escludersi che oggetto del giudizio sul conflitto di attribuzione sia la valutazione dell'offensività delle dichiarazioni, non spettando alla Corte stabilire se, nel caso sottoposto al suo esame, ricorrano o meno gli estremi del reato di diffamazione. - Sul nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra-moenia e gli atti tipici nei quali si estrinsecano le diverse funzioni parlamentari, v. citate sentenze n. 260/2006, n. 347/2004, n. 283/2002, n. 10/2000. - Sulla necessità di un legame specifico tra l'atto parlamentare e la dichiarazione esterna, v. citata sentenza n. 193/2005.
Per questi motivi
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Vittorio Sgarbi, oggetto del procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Brescia, seconda sezione penale, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione;
annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 4 febbraio 2004 (documento IV-quater, n. 88).
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 2006.
F.to:
Franco BILE, Presidente
Gaetano SILVESTRI, Redattore
Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2006.
Il Direttore della Cancelleria
F.to: DI PAOLA
Testo integrale
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