Art. 68

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Testo aggiornato al 2026-07-28. Fonte: Normattiva — Presidenza del Consiglio dei Ministri, dati aperti con licenza CC BY 4.0. I testi della banca dati Normattiva non hanno carattere di ufficialità: l’unico testo ufficiale è quello pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Spiegazione

L'articolo distingue due livelli di protezione. Il primo è assoluto: un parlamentare non può mai essere chiamato a rispondere, in sede penale o civile, di ciò che ha detto o votato nell'esercizio del mandato. Il secondo livello riguarda le misure coercitive — arresti, perquisizioni, intercettazioni, sequestro di corrispondenza — per le quali occorre il previo via libera della Camera di appartenenza. Questo filtro autorizzativo cade in due soli casi: una sentenza definitiva di condanna già passata in giudicato, oppure la flagranza di un reato per cui la legge prevede l'arresto obbligatorio.

Perché esiste questa norma

La norma tutela l'indipendenza del Parlamento dal rischio che l'azione penale o misure coercitive vengano usate strumentalmente per condizionare o neutralizzare un rappresentante eletto. Il filtro camerale bilancia il principio di uguaglianza davanti alla legge con la necessità di preservare l'autonomia del potere legislativo rispetto agli altri poteri dello Stato.

Domande frequenti

Un deputato può essere arrestato mentre è in carica?

Sì, ma solo se c'è già una sentenza definitiva di condanna oppure se viene colto in flagranza di un reato per cui è obbligatorio l'arresto. In tutti gli altri casi serve l'autorizzazione della Camera di appartenenza.

Se un parlamentare mi insulta in un'intervista televisiva, non posso denunciarlo?

Puoi denunciarlo, ma la protezione assoluta copre solo opinioni e voti espressi nell'esercizio delle funzioni parlamentari. Un'intervista televisiva su temi personali non rientra in tale esercizio, quindi il parlamentare risponde come qualsiasi cittadino.

La polizia può perquisire la casa di un senatore senza chiedere nulla a nessuno?

No. Fuori dai due casi di eccezione (sentenza definitiva o flagranza con arresto obbligatorio), qualsiasi perquisizione personale o domiciliare richiede l'autorizzazione del Senato. Eseguirla senza sarebbe illegittima.

Il giudice può disporre intercettazioni telefoniche su un parlamentare se lo sospetta di corruzione?

Non senza autorizzazione. La Camera competente deve approvare preventivamente qualsiasi forma di intercettazione di conversazioni o comunicazioni. Il sospetto, anche fondato, non basta da solo a legittimare l'intercettazione.

Finito il mandato, un ex parlamentare è ancora protetto per ciò che ha detto in aula?

Sì, la protezione sulle opinioni e i voti espressi nell'esercizio delle funzioni è permanente: si riferisce ad atti già compiuti e non decade con la fine del mandato. Le immunità procedurali, invece, sono legate alla titolarità in corso.