L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte . . . .
Spiegazione
L'articolo 27 stabilisce quattro principi cardine del diritto penale. Nessuno può essere punito per un fatto commesso da qualcun altro: la responsabilità è strettamente individuale. Chi è sotto processo resta innocente fino a quando una sentenza non più impugnabile non lo condanni definitivamente. Le pene devono rispettare la dignità umana e puntare al reinserimento del condannato nella società, non alla sola afflizione. La pena di morte è vietata senza eccezioni.
Perché esiste questa norma
La norma protegge la libertà individuale dall'arbitrio statale e da forme di responsabilità collettiva, tipiche dei regimi autoritari che la Costituzione intendeva superare. La presunzione di innocenza tutela chi è solo accusato da conseguenze irreversibili prima del giudizio definitivo. Il finalismo rieducativo e il divieto di pena di morte riflettono la scelta di uno Stato che considera la sanzione penale uno strumento di recupero sociale, non di vendetta.
Domande frequenti
Mio figlio ha commesso una truffa: posso essere punito anch'io solo perché sono suo padre?
No. Risponde penalmente solo chi ha commesso il reato o vi ha concorso. Il solo vincolo familiare non può mai trasferire la responsabilità penale da un soggetto a un altro.
Un dipendente è indagato ma non ancora condannato: il datore di lavoro può licenziarlo per i fatti contestati?
Dal punto di vista penale l'indagato è innocente. Il diritto del lavoro segue regole proprie, ma la sola pendenza di un procedimento penale, senza condanna definitiva, di norma non è sufficiente a giustificare il licenziamento.
Cosa significa concretamente che le pene non devono essere contrarie al senso di umanità?
Le condizioni di detenzione devono rispettare la dignità della persona: spazio vitale adeguato, cure mediche, rapporti con i familiari. Sovraffollamento estremo o isolamento prolungato possono configurare una violazione di questo principio.
Se qualcuno è condannato all'ergastolo, come funziona il fine rieducativo?
Anche per la pena più lunga l'ordinamento non può rinunciare all'obiettivo rieducativo. Istituti come la liberazione condizionale consentono al condannato, al ricorrere di certi presupposti, di reinserirsi gradualmente nella società.
È possibile reintrodurre la pena di morte in Italia, per esempio per reati di terrorismo?
No. Il divieto è costituzionale e non ammette deroghe per categoria di reato. Modificarlo richiederebbe una revisione della Costituzione, procedura molto difficile, e si scontrerebbe con obblighi internazionali vincolanti per l'Italia.