Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
Spiegazione
Cambiare la Costituzione è volutamente più difficile di una legge ordinaria. Ogni Camera deve approvare il testo due volte: tra la prima e la seconda votazione devono trascorrere almeno tre mesi, e alla seconda serve la maggioranza assoluta, cioè metà più uno di tutti i componenti. Dopo la pubblicazione, decorre un ulteriore periodo di tre mesi entro cui alcuni soggetti possono chiedere un referendum: se la maggioranza dei voti validi è contraria, la legge non viene promulgata. Il referendum non è però attivabile se entrambe le Camere hanno già approvato il testo con i due terzi dei componenti nella seconda votazione.
Perché esiste questa norma
La Costituzione è il fondamento dell'intero ordinamento: affidarla alla sola volontà delle maggioranze parlamentari contingenti esporrebbe i diritti fondamentali a revisioni affrettate. Il procedimento aggravato — doppia deliberazione con intervallo riflessivo e possibile referendum popolare — garantisce che ogni modifica esprima un consenso ampio, ponderato e resistente alle pressioni politiche del momento.
Domande frequenti
Perché ci vogliono due votazioni separate invece di una sola?
L'intervallo obbligatorio di almeno tre mesi tra le due votazioni serve a evitare decisioni impulsive: il Parlamento è costretto a riflettere e, se necessario, a tenere conto del dibattito pubblico prima di confermare la scelta.
I cittadini possono bloccare una riforma costituzionale?
Sì, se la legge non ha ottenuto i due terzi in seconda votazione. Cinquecentomila elettori possono chiedere un referendum entro tre mesi dalla pubblicazione: se la maggioranza dei voti validi è contraria, la legge non entra in vigore.
Cosa succede se il Parlamento approva la riforma con i due terzi dei voti?
Il referendum non può essere richiesto da nessuno. Una maggioranza così ampia è considerata sufficiente a garantire un consenso largo, rendendo superfluo il passaggio referendario.
Oltre ai cittadini, chi può chiedere il referendum costituzionale?
Possono richiederlo anche un quinto dei membri di una Camera oppure cinque Consigli regionali. Tutti questi soggetti devono presentare la richiesta entro tre mesi dalla pubblicazione della legge.
Al referendum costituzionale serve un quorum minimo di partecipazione?
No. L'articolo richiede solo la maggioranza dei voti validi espressi, senza fissare una soglia di affluenza. Anche con una partecipazione bassa, conta unicamente la proporzione tra voti favorevoli e contrari.