Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l'apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.
Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.
Spiegazione
Ogni Regione ha uno statuto, una sorta di mini-costituzione regionale, che stabilisce come funziona la Regione e come i cittadini possono partecipare alle sue decisioni. Il Consiglio regionale lo approva con due votazioni separate, distanziate di almeno due mesi, a maggioranza assoluta. Entro trenta giorni dalla pubblicazione, il Governo nazionale può impugnarlo davanti alla Corte costituzionale. Entro tre mesi dalla pubblicazione, un numero sufficiente di elettori o di consiglieri può chiedere un referendum: se la maggioranza dei votanti lo respinge, lo statuto non entra in vigore. Ogni statuto deve inoltre istituire un Consiglio delle autonomie locali, organo consultivo che mette in comunicazione la Regione con i Comuni e gli altri enti locali.
Perché esiste questa norma
La norma bilancia l'autonomia organizzativa di ciascuna Regione con l'esigenza di unità dell'ordinamento costituzionale. Le garanzie procedurali — doppia deliberazione, controllo governativo, possibile referendum popolare — assicurano che lo statuto maturi con ponderazione democratica e non sia imposto da una maggioranza contingente. L'obbligo del Consiglio delle autonomie locali istituzionalizza il dialogo tra livello regionale e livello locale.
Domande frequenti
Cosa succede se il Consiglio regionale approva uno statuto che sembra in contrasto con la Costituzione?
Il Governo della Repubblica ha trenta giorni dalla pubblicazione per impugnarlo davanti alla Corte costituzionale, che ne valuta la conformità. Se non agisce entro quel termine, lo statuto non è più contestabile per quella via.
Posso come cittadino chiedere un referendum sullo statuto della mia Regione?
Sì: occorre raccogliere le firme di almeno un cinquantesimo degli elettori regionali oppure che un quinto dei consiglieri regionali ne faccia richiesta, entro tre mesi dalla pubblicazione. Se la maggioranza dei voti validi è contraria, lo statuto non viene promulgato.
Il Governo nazionale può bloccare definitivamente uno statuto regionale con cui non è d'accordo?
No: può solo sollevare la questione di legittimità costituzionale entro trenta giorni dalla pubblicazione. La decisione spetta alla Corte costituzionale; il Governo non dispone di un potere di veto diretto.
Quanto tempo richiede, al minimo, la procedura per approvare o modificare uno statuto regionale?
Il solo iter in Consiglio regionale richiede almeno due mesi, poiché le due deliberazioni necessarie devono essere distanziate di non meno di due mesi. A questo si aggiungono i termini per l'eventuale referendum, se richiesto.
A cosa serve concretamente il Consiglio delle autonomie locali?
È l'organo previsto in ogni statuto regionale per la consultazione tra la Regione e gli enti locali come Comuni e Province. Consente a questi enti di essere ascoltati prima che la Regione adotti decisioni che li riguardano.